CIÒ CHE SEMBRA COSÌ NON È


Sbagliando si impara. Allora io dovrei essere onnisciente. Due cose però posso dire di aver sicuramente imparato. La prima: saper chiedere scusa. La seconda: che non tutti quelli che sbagliano lo fanno. Penso di poter vantare esperienza a sufficienza per affermare senza tema di smentita che chiedere scusa è una grossa dimostrazione di umiltà e dignità al tempo stesso. L’errore è un incidente, non si sbaglia apposta, quella è un’altra cosa. E come tale, se non c’è l’intenzione, chi commette un errore chiede scusa e chi riceve le scuse le deve accettare. Le deve accettare! Come forma di rispetto, come riconoscimento di responsabilità. Ecco perché quando si sbaglia chiunque dovrebbe sapere e dovere chiedere scusa. Invece molti sono coloro che non chiedono scusa pur davanti all’evidenza dell’errore. Perché per molti chiedere scusa è sinonimo di debolezza, dí vergogna, o di perdita di dignità, o di non voler rischiare figuracce, o di non sapersi prendere responsabilità. Personalmente aborro questi atteggiamenti. Chiedere scusa è espressione di vera umanità e chi non ha l’animo semplice di farlo, getta inconsapevolmente sé stesso nel vortice dei valori persi, dove conta tutto ciò che è sbagliato e dove tutto ciò che è giusto non conta nulla, visto come qualcosa da evitare, cui rinunciare, cui rifuggire. Sono contento dei miei errori, perché non solo mi hanno migliorato, ma anche mi hanno aiutato a capire quanto sia importante riconoscerli e quanto sia determinante in un rapporto umano dimostrare a chi mi sta dinnanzi che scusarsi per l’errore è mettersi a nudo. Dimostrando in tutta la propria nudità di essere tutt’altro che deboli, ma pienamente consapevoli di come l’essere umano possa essere invincibile e al tempo stesso estremamente vulnerabile.


(foto di Marco T)

Commenti

Post popolari in questo blog