PORCO MONDO!
Lo esclamava sempre mio padre quando c’era qualcosa che non andava. E aveva ragione: è sempre tutta colpa di questo porco mondo. C’è da dire che gli spunti non li fa mancare mai. Ogni giorno gli accadimenti si succedono ed i pensieri indotti si sovrappongono e si confondono. A livello personale e a livello sociale. Difficile mantenere le idee chiare, almeno per chi cerca di farlo perché ne sente la necessità. Io, per esempio. Invece, beati coloro che se ne fregano, perché di loro è il vivere iniquo e indolente. Dice che il mondo è dei furbi… Coloro la cui principale preoccupazione è quella di arrivare sani e salvi in fondo al singolo giorno, per poi vivere il successivo allo stesso modo. E così via. Fin qui tutto bene, come diceva quel tipo che cadeva dal centesimo piano. Se sia questa la vera chiave di lettura della vita, io non l’ho mai capito. E anche se fosse, io non lo accetto. Io, che dopo una vita passata ad accettare ogni dimostrazione pratica di come si sta al mondo -e che ancora mi vede sul banco di scuola a seguire la lezione- a questo punto potrei anche averne abbastanza. Dopo aver attraversato senza infamia e senza lode tutti i periodi della mia esistenza, scanditi dall’incedere del tempo e dalle mansioni che periodicamente diventavano sempre più responsabilizzanti, mi ritrovo ancora oggi a pormi il problema di come affrontare la realtà, come se sessant’anni ancora non bastassero per vantare un’esperienza adeguata. Non sono più tanto certo di voler continuare a sottostare all’idea di essere sempre e ancora io quello che ha tutto da imparare e nulla da trasmettere. Voglio invece cominciare a convincermi che tutto ciò che contraddistingue il mio credo e che traspare dal mio essere e dal mio modo di pormi, sia per qualcuno non fonte di scherno, non motivo di disinteresse, non indifferenza, non qualunquismo. Mi rendo conto che quando faccio una cosa, qualunque cosa, penso prima alle conseguenze, non quelle fine a sé stesse, a motivo di ciò che faccio, ma a cosa rappresentino e quanto possano significare nell’ambiente che mi circonda. Probabilmente sbaglio, perché probabilmente nessuno fa così. Ho sempre rigettato l’idea di occupare lo stesso spazio sulla terra di coloro che travisano e spesso ignorano le più elementari regole non scritte della convivenza pacifica e solidale. Dove l’interazione tra gli elementi non è votata alla reciprocità ma al suo effetto contrario. Quello di sopraffarsi a vicenda per salvaguardare l’interesse individuale. A ben vedere è questo ciò che maggiormente accade, che ogni singolo rappresentante della nostra umanità manifesta nel rapportarsi con l’altro, non per dare frutto, ma per farsi torto. Naturalmente estremizzo, ma sono certo di non essere lontano dal rappresentare una realtà che tende ad esaltare il cinico successo eclatante del singolo fenomeno di turno, a scapito di sofferenze e solidarietà che cercano costantemente un punto di incontro, ma che di rado collimano e che, quando succede, ancora più raramente viene enfatizzato. Lo dimostra ciò per cui l’opinione pubblica mostra maggior interesse, inondata da pretesti per scegliere su quale dei due fronti schierarsi, con buona pace del singolo “io”, che sempre meno spazio trova e sempre meno significa nello spazio residuo. E questo vale per l’individuo e per la collettività in egual maniera, basta attribuire le adeguate proporzioni ai rispettivi punti di vista. Ciliegina sulla torta, sentirsi dire da un agente di polizia postale, peraltro mio coetaneo, che se prendiamo delle fregature con certi acquisti online è solo colpa nostra perché non siamo abbastanza “smart” (modo elegante per evitare di darmi del “boomer”), non solo è umiliante, ancorché vero e meritato, ma mi dà il metro di quanto il mio modo di vedere la vita oggi sia in pieno contrasto con la visione di massa cui mio malgrado sono costretto ad adeguarmi. E spesso venirne travolto senza che nessun salvagente mi venga lanciato, senza che io possa contrastare l’onda. Siccome è una vita che vado avanti a pensarla così e che vivaddio ora ne ho abbastanza, credo sia giunto il momento di lasciarmi andare e di farmi sempre meno problemi. Se ci riuscirò. Senza tradire l’idea che anche mio padre aveva chiara in mente… porco mondo!
(immagine dal web)

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