RISPETTO E COERENZA

Nei miei post, su questo blog, non sono mai apparsi riferimenti alla mia fede cattolica, per quanto ad una attenta lettura non dovrebbe sfuggire l'influenza che tale credo esercita sul mio pensiero. Perché non ho mai palesato la mia religiosità, pur sviluppando riflessioni basate su quello stesso amore reciproco predicato da Gesù ? La risposta per me è semplice, come penso lo possa essere per chiunque sappia interpretare tali concetti tramite la medesima chiave di lettura. L'amore reciproco non è soltanto un dogma cattolico, ma dovrebbe essere più in generale una caratteristica del genere umano, a prescindere da qualunque credo, religioso o laico che sia. Ecco perché quando nei miei post accenno a tale sentimento lo faccio senza limitarne il significato alla religiosità. Il fatto è però che parlare di amore reciproco oggi ed ancora più di fede o di religione, è diventando altamente rischioso. Perché il mondo di oggi è 'cattivo' ed in questa cattiveria i valori vanno perdendosi. Non solo l'amore, ma anche il semplice e basilare rispetto nei confronti del prossimo e delle sue opinioni. E' a questo che la mia riflessione fa riferimento, una ormai consolidata quanto evidente mancanza di rispetto nei valori espressi da parte di chi vuole condividerli. In particolare verso coloro che si prendono il rischio di esprimere la propria fede, perché per i cosiddetti ‘haters’, i moderni portatori (mal)sani di cattiveria, infierire su chi si mette a nudo, su chi osa manifestare pubblicamente la propria fede, cattolica o di qualsiasi altra professione essa sia, è fin troppo facile, oltre che divertente. Oltre che essere permesso, pur essendo veicolo di offesa e mai di critica costruttiva. E proprio che sia altamente irrispettoso incoraggia gli haters ad insistere, perché più lo fanno, più la loro incomprensibile cattiveria trova sfogo. Perché il mondo oggi è appunto cattivo. Sui social (sempre loro...), è ahimè all'ordine del giorno imbattersi in commenti irridenti e denigratori, quando non aggressivi, nei confronti di chi si professa credente, od anche solo di chi esprime concetti o opinioni legati ad una fede religiosa, qualsivoglia essa sia. Proprio per non venire risucchiato in questo vortice di ignoranza culturale e comportamentale, del tutto iniqua e inconcludente peraltro, se non fosse per l'alto tasso di cattiveria morale che rappresenta, da tempo ho deciso di non cedere alle provocazioni. E quindi, tra l'altro, di non lasciar trasparire la mia fede in quel che scrivo. Per non sottostare alla gratuità di certe aggressioni, le quali dimostrano, se ancora ce ne fosse bisogno, come tutto sia riconducibile proprio e soltanto ad una conclamata quanto puerile mancanza di rispetto.  Quel rispetto che dovrebbe essere principio fondamentale nel rapporto tra i componenti di una società civile, mentre invece se ne realizza un sempre più repentino smarrimento. Vi sono persone che si spalleggiano vicendevolmente nel segno della bestemmia, dell'irriverenza, della blasfemia, distributi nell'etere con la stessa leggerezza e noncuranza di un dibattito sulle mezze stagioni. Per quanto ciò dia a me l'idea di una irrefrenabile necessità di opporsi in qualche modo a qualcosa di riconosciuto come superiore, inarrivabile e come tale da contrastare attaccandolo a testa bassa, tralasciando volutamente ogni barlume di dignità, resta il fatto che nessuno possa esporsi civilmente senza venire attaccatto ed offeso. Vero è che la libertà di pensiero e di espressione rimane sacrosanta in questa pur malata società, ma il concetto di rispetto dovrebbe essere garantito sempre e comunque. Il problema è che non c'è nessuno che sia in grado di fornire questa garanzia... Io reputo esigenza imprescindibile porre un limite all’ingerenza dell’offesa libera e gratuita nei confronti di una scelta morale e spirituale strettamente personale, spesso intima, che per molte persone rappresenta un punto cardine della propria esistenza, che nessuno dovrebbe mai permettersi di mettere anche solo in discussione, figuriamoci di offenderla. Con spregio totale e definitivo da parte di chi vuole convincere il credente, o forse sé stesso, che Dio non esiste, che la religione è l’oppio dei popoli e altri luoghi comuni del genere. Alla base di certe contraddizioni dovrebbe insistere il concetto che le convinzioni personali in quanto tali non possono e non devono condizionare quelle altrui, cercando di imporre il proprio punto di vista come assoluto, denigrando quindi l'altro. Chi vive e professa un certo credo fondato sulla spiritualità, non può e non deve condannare chi non la pensa allo stesso modo. In egual maniera, chi non vive una fede religiosa, dovrebbe evitare di insistere nel tentativo di persuadere il credente, in particolare di irriderne i principi in maniera anche evidente di sfrontrata presa in giro, o di condanna. Oggettivamente, è piuttosto evidente come qui la partita sia impari. E' molto triste, per un cattolico per esempio, constatare che per molti la Bibbia sia equiparata ad un romanzo fantasy, tipo 'Il Signore degli Anelli', perché nelle pagine della Bibbia vengono raccontate storie che non trovano fondamento materiale nella vita dei protagonisti. Questo è tuttavia il metro di come talune persone manchino di rispetto ad una fede per la quale la Bibbia è invece proprio la guida per vivere la vita davvero secondo una certa convinzione. E qui subentra un discorso molto più profondo e complicato, sul quale non posso e non voglio dilungarmi qui adesso. Al di là delle banali e meschine offese al credo religioso da parte di chi ha deciso che chi crede sia un illuso o un ignorante, privando quindi il credente anche di quel rispetto che a livello umano non dovrebbe mai mancare, c'è un aspetto più costruttivo nel confronto tra il credente ed il non credente. Un non credente che imputa al credente di esserlo solo a parole e di non mettere in pratica la vera dimensione dell'essere credente, trova non di rado conferma nel comportamento ambiguo di chi si professa credente, ma non si comporta di conseguenza. Le chiese sono spesso piene nei giorni festivi, per restare vuote tutto il resto della settimana. Anche se essere credenti non significa solo rispettare i dogmi. Anzi. Mettere in pratica il senso della fede è faticoso, ci vuole impegno e convincimento, doti che molti di coloro che dicono di rispettare certi dogmi sono del tutto privi. Mentre invece non ne sono privi certi atei che mettono in pratica lo stesso messaggio senza essere credenti. Perché credono nel rispetto verso il prossimo, che è la stessa cosa che proclamava Gesù (lui lo chiamava amore, ma in concreto cambia poco), ma che funziona anche tra persone per le quali Gesù è solo un personaggio storico, addirittura di fantasia. Ecco quindi che un credente che vuole dimostrare di esserlo non solo a parole, dovrebbe possedere e mettere in pratica anche un'altra dote, quella di essere coerente con il significato stesso di ciò in cui crede. Ciò non gli impedirà di continuare ad essere oggetto di scherno condito dall'ignoranza da parte di chi si limita a guardare l'esteriore, ma gli permetterà di essere in pace prima di tutto con sé stesso, punto di partenza per arrivare a dimostrare che si può e si deve essere credenti anche coi fatti e non solo a parole. E allora il rispetto in qualche modo tornerà ad essere un valore. Avere fede siginfica avere fiducia, altrimenti non si chiamerebbe così.

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