UN BUON ANNO PER TUTTI I GIORNI
Il primo gennaio è un giorno come tutti gli altri sul calendario, ma ha avuto la sfortuna di essere il primo dell’anno. Già, sfortuna, perché è quello che scandisce il tempo che passa, un altro anno che comincia e che promette speranze e gioie, che però spesso non si realizzano. Né per il singolo, che allo scoccar della mezzanotte esprime un desiderio che chissà se si avvererà, né per il mondo intero, la cui storia invece che migliorare e stabilizzarsi nella pace, scivola puntualmente nell’espressione contraria, manifestata nelle sue più disparate amenità. Non è facile augurare buon anno a chi lo inizia con un dolore, specie da parte di chi lo stesso dolore lo ha appena subito. Perché ci si può ritrovare anche in situazioni come queste. Che vanno affrontate, perché così va anche. Perché la vita scorre e riserva i dolori come le gioie, sia il primo gennaio che tutti gli altri giorni. Ecco perché il primo gennaio è un giorno come gli altri, ognuno da vivere al meglio, per quanto possibile, condividendo con la vita l’amore che si serba nel cuore anche col prossimo e col mondo stesso, specie quando è più difficile farlo. La vita è effimera e non conta spingere sempre al massimo. Essere di passaggio non è un modo di dire, ma la reale dimensione dello spazio e del tempo che occupiamo. Rigettare ciò che non ci fa bene alla ricerca spasmodica della perfezione non è sempre la soluzione più giusta. Ha senso piuttosto cercare di tenere le barra a dritta anche nella tempesta, puntare la prua a destinazione e lasciare un segno, quale che sia, che resti nella memoria di chi si incrocia e che venga trasmesso di esistenza in esistenza. A dispetto di ogni difficoltà e del peggior pessimismo.

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